lunedì 11 ottobre 2010

International Association of Infant Massage - London 2010


Il ripasso della sequenza

Richard Bowlby
Partecipare alla conferenza internazionale "Touching the lives of babies and families" è stato fantastico.
Ho incontrato insegnanti provenienti da tutto il mondo e sapere di essere tutti legati da un unico interesse è stato molto emozionante!!!
La conferenza è stata organizzata dall'UK Chapter in modo impeccabile partendo dal luogo in cui è stata svolta per arrivare ai relatori.
Le esperienze vissute e le conoscenze acquisite in questi giorni mi hannno fatto capire sempre di più quanto il contatto sia una parte fondamentale delle relazioni umani dalla nascita alla vita adulta.
Un pensiero a Benedetta Costa che mi ha trasmesso, nelle poche parole che siamo riuscite a scambiarci, un affetto, una dolcezza che mai avrei potuto pensare.

lunedì 4 ottobre 2010

Sul corso...

Vorreste avere maggiori informazioni prima di iniziare il corso?


Volete avere informazioni aggiuntive che non avete trovato sul blog?

Contattatemi, l'incontro di presentazione del corso è gratuito.

Sono aperte le iscrizioni per il corso di Ottobre...

venerdì 1 ottobre 2010

La relazione di attaccamento

John Bowlby, psichiatra inglese, è stato colui che ha richiamato l'attenzione sul ruolo della madre nell'organizzazione emozionale del bambino  e sulla funzione che la relazione di attaccamento ha sullo sviluppo sociale e sull'autonomia del piccolo.
Il legame madre-bambino è il risultato di uno schema di comportamento innato, il cui significato va ricercato nella protezione dai predatori e dai pericoli da parte di chi si prendeva cura di lui e cioè la madre.

Sono pre-programmati
  • Comportamenti come piangere, sorridere, aggrapparsi detti comportamenti di attaccamento poiché favoriscono la vicinanza del bambino alla madre.
  • La sensibilità ai segnali del figlio da parte della madre, la sua capacità di decodificarne il tipo di pianto, la sua propensione ad accorrere quando il bambino ha bisogno di lei.
  •  La tendenza della madre a farsi incantare dal sorriso dei figli, a rimanere accanto a lui, a parlargli.
Tutto ciò implica, per esempio, che prendere in braccio il proprio bambino che piange non è un rinforzo che rende il bambino viziato ma una risposta adeguata ad un segnale di disagio. I piccoli con madri pronte a rispondere al loro pianto già nei primi tre mesi di vita con il passare del tempo piangono di meno.

Lo sviluppo del legame di attaccamento attraversa quattro fasi:
  1. Dalla nascita fino a circa il secondo mese di vita. Il piccolo manifesta i comportamenti di attaccamento come il pianto, il sorriso, l'aggrapparsi, ma si tratta di segnali che non presuppongono una discriminazione tra persone né prodotti in modo intenzioanle anche se la mamma da significato ad essi
  2. Dal secondo mese fino verso i sei, otto mesi. Il bambino produce e orineta seganli per lo più verso la madre che è colei da cui riceve conforto.
  3. Dai sei , otto mesi fino ai due anni. Il bambino mantiene una relazione preferenziale con la madre con la locomozione o con altri segnali: la segue carponi, piange se si allontana, esplora l'ambiente utlizzandola come base sicura.
  4. Dai diciotto mesi in poi. Tra il piccolo e la madre si crea una relazione reciproca che ha come scopo comune darsi conforto e mantenere la vicinanza. Ora non è più solo la madre a mantenersi disponibile ad ogni necessità del piccolo ma anche il bambino inizia a adattarsi alle necessità della madre. Tutto ciò è legato ad un accrescimento delle capacità linguistiche e di memoria e alla possibilità di rappresentarsi mentalmente gli eventi.
Il bambino diviene così capace di crearsi modelli interni dell'attaccamento, delle rappresentazioni mentali di se stesso e degli altri che riflettono la storia della sua relazione con la figura materna. Tutto ciò avrà un ruolo fondamnetale in diversi ambiti di sviluppo del bambino.

giovedì 16 settembre 2010

Il bonding prenatale....

Questo video mostra che il bonding inizia a crearsi e consolidarsi già in epoca prenatale...

Have fun!!!


http://www.youtube.com/watch?v=clqqQB8pi9s&feature=related

mercoledì 15 settembre 2010

L'importanza di creare legami - Il piccolo principe

In quel momento apparve la volpe.

"Buon giorno", disse la volpe.

"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi:

ma non vide nessuno.

"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."

"Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino..."

"Sono una volpe", disse la volpe.

"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono così triste..."

"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica". 

"Ah! scusa", fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:"Che cosa vuol dire addomesticare?"

"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"

"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire addomesticare?"

"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso!

Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"

"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"

"È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami..." 

"Creare dei legami?" 

"Certo", disse la volpe."Tu, fino ad ora, per me,

non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non

ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me.

Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.

Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. 

Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per 

te unica al mondo".

"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."

martedì 7 settembre 2010

Il Pianto




Il pianto ha un ruolo molto importante in quanto rappresenta il mezzo di comunicazione più potente che il neonato può utilizzare.
Nessun'altro segnale utilizzato dal bambino richiama l'attenzione del genitore così come il pianto.
Alla nascita questa reazione è molto importante perché:
  • permette l'espansione dei polmoni e il loro funzionamento
  • contribuisce a liberare le vie respiratorie dal liquido amniotico
  • rappresenta una parte della reazione del bambino allo stress del parto.
Il pianto è un eccellente mezzo di comunicazione con il genitore poiché nell'uomo vi è un comportamento istintivo che porta a prestare attenzione e prendersi cura del bambino che piange per proteggere i piccoli della nostra specie.
Il pianto del neonato richiama immediatamente la nostra attenzione e ci spinge a rispondere alle sue richieste.

Diversi studi hanno dimostrato che una mamma è in grado di riconoscere il pianto del proprio bambino in mezzo a quello di altri già nei primi tre giorni dopo il parto; ciò sottolinea l'importanza di questo elemento nella creazione della relazione di attaccamento.

Perché il bambino piange?
Il bambino può piangere sia per cause fisiche (ha fame, ha sonno, deve essere cambiato..) sia per cause emotive (è iperstimolato, è annoiato...).

Davanti ad un bambino che piange che cosa bisogna fare? Cercare di farlo smettere il prima possibile?
Partendo dal presupposto che il pianto è la modalità attraverso cui i bambini comunicano con noi, non ha senso cercare di far smettere il bambino di piangere offrendo sempre il seno oppure il ciuccio ogni volta che piange.
Il bambino ha dei bisogni e attraverso il pianto ce li comunica.
Se ascoltiamo il bambino e rispondiamo al bisogno che esprime in quel determinato momento il bambino smetterà di piangere.
Chi si prende cura del neonato riuscirà, gradualmente, a comprendere che cosa il bambino vuol comunicare basandosi sui diversi tipi di pianto del bambino (fame, stanchezza, noia, malessere, dolore..), sui segnali comportamentali e su altri indizi come l'ora dell'ultima poppata, dell'ultimo sonnellino o cambio di pannolino, la temperatura, l'attività, il movimento.

Ulteriori approfondimenti

Brazelton e Sparrow Il tuo bambino e il pianto: una guida autorevole per decifrare il pianto di vostro figlio.

Alessandro Volta - Il pianto